Contratto a tutele crescenti. Test dei costi

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Riportiamo quanto analizzato dal  Sole24Ore sull’economicità dei contratti di lavoro, sulla base del costo del lavoro, per il nuovo contratto a tutele crescenti, che sta per debuttare sul mercato del lavoro.

Il nuovo contratto si presenta come favorevole sia per l’incentivo contributivo previsto dalla Legge di Stabilità sia per la prevalenza del risarcimento in caso di controversie su un eventuale futuro licenziamento. Ricordiamo che l’esonero contributivo avrà una durata limitata: tre anni e solo per le assunzioni effettuate nel 2015.

Rimarranno a disposizione le altre forme contrattuali,valutate in base alla loro economicità:

Contratto a tempo indeterminato.Con un’ipotesi di retribuzione lorda di 1.589 euro l’azienda, grazie al bonus della Legge di Stabilità, risparmia 505 euro al mese e il costo complessivo coincide con la retribuzione lorda.

Contratto a tempo determinato. Di sicuro più oneroso, con l’aumento dei contributi dell’1,4%, voluto dalla Legge Fornero: gli oneri previdenziali arrivano a 527 euro. In questo caso lo sconto previsto dalla Legge di Stabilità non si applica, per cui l’esborso mensile passa a 2.116 euro, il 33% in più.

Somministrazione a tempo determinato. Stesso calcolo si può applicare alla somministrazione a tempo determinato, alla quale si aggiunge il costo di “commissione” dell’agenzia per il lavoro, stimabile intorno al 10% della retribuzione annua lorda. In questo caso il costo più elevato si abbina a numerosi vantaggi normativi, come l’assenza di tetti numerici (salvo clausole del contratto collettivo) e di durata (non vale come per i contratti a termine la soglia massima dei 36 mesi) e la possibilità di arrivare fino a sei proroghe per ciascun contratto.

Somministrazione a tempo indeterminato. La somministrazione a tempo indeterminato porta in dote l’esonero previsto dalla legge di Stabilità, quindi i contributi Inps sono azzerati per tre anni, ma il costo è più alto per il compenso riconosciuto all’agenzia: si sfiorano così i 1.800 euro mensili.

Collaborazione a progetto. Il costo è leggermente più alto: ai 1.589 euro di compenso lordo si somma il 20,48% di contributi Inps, pari a 325 euro.

Apprendistato. che costa circa il 9% in meno al mese rispetto al contratto a tutele crescenti (anche se l’apprendistato non accede all’esonero contributivo previsto dalla legge di Stabilità).La possibilità offerta all’azienda di sottoinquadrare l’apprendista abbassa la retribuzione mensile lorda a 1.300 euro, a cui si sommano contributi Inps calcolati in base all’aliquota agevolata dell’11,61%, ipotizzando che il datore di lavoro abbia alle proprie dipendenze più di nove persone (nelle aziende più piccole i contributi sono addirittura azzerati). Per gli apprendisti, però, il datore deve mettere in conto un percorso formativo, che giustifica i consistenti sgravi economici di cui beneficia il contratto.

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